giovedì 14 aprile 2011



Questa sono io vista da Desi mentre facciamo i laboratori di scrittura creativa a La Grande Fabbrica delle Parole.

Il laboratorio è fantastico, i bambini bravissimi!
Mi rendo conto con sempre maggiore consapevolezza di come l'infanzia, come intuì molti anni fa Flannery O'Connor, sia la vera ricchezza di ognuno di noi, il posto dal quale prendiamo sempre quando scriviamo.
Più si diventa grandi più è difficile trovare quel posto. Per alcuni si tratta di una stanza. Per altri di un pozzo profondo. Nel primo sarà difficile entrare, ma poi quando si è dentro il luogo diventa familiare. Per il pozzo è diverso. C'è chi ci entra e non riesce più a uscire. Uno tra questi, mi sembra ora che ci penso, è probabilmente Haruki Murakami. O forse sono io che quando leggo i suoi libri ho la sensazione di entrare nella parte più buia non della sua infanzia, ma della mia. Come se le sue visioni adulte avessero qualcosa a che fare con le mie visioni infantili.

martedì 22 marzo 2011

lettere

qui è arrivata la primavera. anche a milano, ci crederesti?
è tutto un aprire le finestre, un cercare di non percepire la sottile patina di polvere che c'è nell'aria, cercare di cucinare un piatto di pesce che assomigli a quello di casa, dormire e fare del riposo un bagaglio.

questi sono giorni buoni per sentirsi meglio, il clima, la luce, non c'è niente da dire.
la mattina il sole getta una lenza sotto la porta di casa. e con quella mi oriento e vado ad aprirla, perchè la nostra è una porta finestra. arrivo e la lenza diventa un bel fazzoletto tiepido e luminoso, che mi copre la faccia. vado a preparare il caffè con la sensazione che il buio del letto dal quale sono uscita farà fatica ad essere riscaldato e non è una bella sensazione. mi sento sconfitta per un po' fino a che tutta la casa non è piena di luce (abbiamo finestre su tre lati). ma poi mi tocca uscire e quel poco di sole che era entrato viene di nuovo chiuso fuori.

venerdì 25 febbraio 2011

Piccoli piaceri della vita

Oggi Il Fatto quotidiano era arricchito da un inserto di 8 pagine di cultura.
Questa cosa è avvenuta in quasi perfetta concomitanza con la mia permanenza per parecchie ore all'interno della Mondadori. Il motivo al momento è irrilevante.
La sensazione che ho nella Mondadori è di profonda frustrazione. Non riesco a trovare MAI quello che voglio e il motivo è che per la maggior parte delle volte non cerco libri che sono appena usciti. Alla mondadori i libri che sono appena usciti sono sempre in mezzo ai piedi e se cerchi altro devi avere grande pazienza, e comunque non basta. 'In mezzo ai piedi'mi sembra comunque una fastidiosa forma di pubblicità. La sensazione che ho in quel luogo è quella, sono immerersa in una grande pubblicità.
Quello che provo quando leggo -ormai sempre più raramente - le pagine di Repubblica di cultura.
In quelle otto paginette la sensazione più bella è che non fosse pubblicità. Tutto qui.

lunedì 3 gennaio 2011

Viola

Ho capito cosa hanno in comune Caravaggio e il Bill Viola della mostra di ieri al museo di Capodimonte.
Hanno in comune l'arte di ipnotizzarti. Di prendere il tuo sguardo e dire: guarda, è tutto fermo! (e invece qualcosa si muove). Guarda si muove! (e invece è tutto fermo). Viola fa muovere i suoi personaggi di movimenti impercettibili e tu stai lì e capisci quanto è sano un movimento, quanto è espressivo, importante. Caravaggio fa così. Dipinge qualcosa che sta fermo, ma nel momento in cui puoi ben immaginare quello che c'è prima e quello che c'è dopo.
Ho capito quello che hanno in comune. L'occhio si illumina e si sforza a vedere e passano un sacco di minuti divertenti, inquieti e nuovi.
Ti domandi se fai finta che ti piaccia Bill Viola, invece non fai finta.
E' come Caravaggio, ma al contrario.

lunedì 20 dicembre 2010

Disciplina

La disciplina è davvero importante. E ho capito perchè.
Perchè ogni disciplina non tiene conto dell'imprevisto, della casualità, della precarietà. Ogni disciplina si nutre di certezze, di decisioni precise. Di senso.
E' questo che manca a chi non ha disciplina: il senso di un'attesa sempre uguale, sicura, ovvia e scontata, che però non ti viene mai a noia.
La disciplina è una promessa che fai a te stesso, un appuntamento. E se non vai nemmeno a un appuntamento con te stesso, cosa potranno mai aspettarsi gli altri?

venerdì 17 dicembre 2010

tutti i figli di dio danzano


C'è stato quel viaggio, indietro non sarei più tornata. In treno per non pensare e per non parlare a nessuno mi sono messa a leggere Tutti i figli di dio danzano. E' stato tremendo. Sapevo ancora leggere. Era il 25 di febbraio e non sarei più tornata indietro. Fuori il vento faceva paura, andava veloce come il treno e il cielo era di un grigio cupo, uniforme. Il libro era verde e dentro era freddo e non sapevo perché A. me lo avesse consigliato proprio allora e perchè io lo avessi scelto. Lo sapevo perchè, perchè Murakami mi piace, perchè mi pulisce la mente come uno spazzaneve e poi non resta più niente. Ne ho letto abbastanza, forse non quanto avrei potuto, e quando smettevo di leggere non sapevo a cosa aggrapparmi e mi sentivo che sarei sprofondata e caduta sulle rotaie. Si parlava di un vaso con le ceneri di uno e questo vaso fa un viaggio e si finisce sempre in qualche camera d'albergo con Murakami. E il vaso va a finire in questo albergo e nella stanza ci sono due persone e una di queste fa un bagno. Qualcuno fa sempre il bagno nei libri di Murakami. Ho continuato a leggere. Il viaggio è passato in fretta e il libro l'ho riaperto con sospetto più avanti. Non era colpa del libro, non lo è mai.

giovedì 9 dicembre 2010

azzurro

Ti ricordi una camicia azzurra? A me non sembra che tu l'abbia mai avuta così azzurra. eppure ieri sera non mi sembrava di vedere che quell'azzurro. forse era perchè mi ricordavo degli occhi che avevi e tutto è diventato azzurro. eravamo nella casa al Vomero. ti ricordi? tu si, io ero bambina e sicuramente i ricordi si mescolano con qualcosa che non è mai esistito. però mi ricordo della tua risata. ti ricordi quando qualcuno ti faceva ridere tanto, le lacrime, quelle brillanti, ti scendevano giù dagli occhi. sfilavi il fazzoletto di stoffa dalla tasca e, senza aprirlo, te lo strofinavi sulle ciglia corte e bionde. sbattevi il pugno sul tavolo e ridevi. era bello sentire ridere così perchè non ridevi spesso e quella risata era così grande, così piena che ripagava di tutte le risate che non avevi avuto. mi piaceva vederti ridere così. era una soddisfazione. anche se non ero io a farti ridere. era in un giorno di compleanno, magari non tuo. e c'era E. oppure C. e tu ridevi. e a me ieri sera veniva in mente soprattutto quell'azzurro. e quell'azzurro mi straziava, non so perchè.